Pubblicato il 27/02/17

La salute diseguale. La sfida di un mondo ingiusto.

La disuguaglianza nei paesi OCSE è aumentata negli ultimi decenni e non solo in quelli tipicamente più disuguali come Stati Uniti e Regno Unito, ma anche in quelli tradizionalmente più equi come gli scandinavi. E la diseguaglianza si riflette sulla salute, uno dei beni più preziosi e irrinunciabili. C’è qualcosa di più odioso? (vt)
La traduzione in italiano del libro di Michael Marmot The Health Gap: The Challenge of an Unequal World curata dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità Giuseppe Traversa e Simona Giampaoli è stata recentemente pubblicata dal Pensiero Scientifico Editore (La salute disuguale). Michael Marmot attraverso le sue ricerche chiarisce perché l’ingiustizia sociale può influenzare negativamente la nostra salute. Marmot sostiene con vari esempi che la povertà di per sé non produce cattiva salute, ma la diseguaglianza si. In ogni paese, le persone che vivono in condizioni sociali disagiate hanno condizioni di salute sfavorevoli e vivono di meno. Nel libro viene proposta anche una lettura "politica" della disuguaglianza secondo cui il tasso di malattia di una società è un fattore determinante del suo funzionamento.

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Autore/i

  • Francesca Menniti Ippolito

    Francesca Menniti-Ippolito, biostatistica-epidemiologa, è primo ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità. Il suo campo di ricerca è la farmacoepidemiologia. Ha condotto studi sulla efficacia e sicurezza dei farmaci. Coordina il sistema nazionale di sorveglianza sulla sicurezza dei prodotti di origine naturale.

  • Francesco Trotta

    Francesco Trotta è dirigente farmacista presso l’Agenzia Italiana del Farmaco. Attualmente presta servizio presso il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio come farmacoepidemiologo. Si occupa della valutazione del profilo beneficio/rischio di farmaci e vaccini e dell’analisi delle politiche farmaceutiche. 

Letture consigliate

Come la COVID-19 possa cambiare la nostra democrazia e come l’aiuto della scienza sia determinante nell’esercitare la scelta fra privacy e salute.

"... ognuno di noi dovrebbe scegliere di fidarsi dei dati scientifici e degli esperti piuttosto che di infondate teorie del complotto e di politici che fanno i loro interessi. Se non faremo la scelta giusta, potremmo trovarci a dover rinunciare alle nostre libertà più preziose..." di Yuval Noah Harari sul Financial Times dello scorso 20.3, tradotto da Internazionale.

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Informarsi bene, più che informarsi tanto

Non facile in questo rumore di fondo causato da un numero smisurato di informazioni non sempre ottimali e spesso “gridate”. Ne consegue una grave infodemia (dal vocabolario Treccani “circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”). Ed ecco il report su COVID-19 dell’Accademia dei Lincei, preciso ed essenziale.

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