Pubblicato il 24/02/15

Ma i farmaci che assumiamo sono tutti efficaci e sicuri?

Questa nota chiude una miniserie dedicata ai farmaci che assumiamo e si chiede se si vigila abbastanza sull’appropriatezza delle nostre cure in termini di efficacia, sicurezza e costi. (vt)
Per il terzo anno di seguito, Prescrire, una rivista indipendente associata all’International Society of Drugs Bullettins, ha pubblicato la lista dei farmaci che sono più dannosi che utili e che, quindi, non dovrebbero essere utilizzati. Quest’anno la lista si è allungata e il numero dei farmaci incriminati è salito a 71, molti dei quali in commercio anche in Italia. C’è di tutto, dai farmaci di moda per trattare i disturbi post-menopausali come il tibolone (se questi disturbi si devono proprio trattare, meglio i tradizionali estroprogestinici) ai farmaci per l’Alzheimer, niente affatto efficaci nel ritardare il decadimento del paziente, a fronte di gravi effetti collaterali (molto meglio mantenere attivi i pazienti e riorganizzare la loro vita per minimizzare gli effetti della malattia).

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Autore/i

  • Vincenzo Trischitta

    Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

    Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

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Come la COVID-19 possa cambiare la nostra democrazia e come l’aiuto della scienza sia determinante nell’esercitare la scelta fra privacy e salute.

"... ognuno di noi dovrebbe scegliere di fidarsi dei dati scientifici e degli esperti piuttosto che di infondate teorie del complotto e di politici che fanno i loro interessi. Se non faremo la scelta giusta, potremmo trovarci a dover rinunciare alle nostre libertà più preziose..." di Yuval Noah Harari sul Financial Times dello scorso 20.3, tradotto da Internazionale.

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Non facile in questo rumore di fondo causato da un numero smisurato di informazioni non sempre ottimali e spesso “gridate”. Ne consegue una grave infodemia (dal vocabolario Treccani “circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”). Ed ecco il report su COVID-19 dell’Accademia dei Lincei, preciso ed essenziale.

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