Capirne di scienza e' un tratto indispensabile per societa' evolute.

“Abbiamo messo in piedi una civiltà globale i cui elementi cruciali dipendono profondamente dalla scienza e dalla tecnologia. Abbiamo anche lasciato andare le cose in modo che quasi nessuno capisca la scienza e la tecnologia. Questa è una ricetta per il disastro. Possiamo farla franca per un po’, ma prima o poi questa miscela combustibile di ignoranza e potere ci scoppierà in faccia”. Sono parole di Carl Sagan, astronomo e grande divulgatore scientifico americano, scomparso nel 1996.

Parole allarmanti, ma non vengono da un catastrofista, al contrario: Sagan era profondamente ottimista e amava la scienza e l’umanità. Ed era uno di quei rari scienziati in grado di comunicare al grande pubblico la bellezza del mondo e delle sue leggi, e allo stesso tempo di avere chiare le conseguenze sociali della conoscenza scientifica. Proprio per questo sono parole da non prendere alla leggera, e credo inquadrino perfettamente uno dei problemi principali della nostra società. Ovvero: tutti usano le applicazioni pratiche del progresso scientifico, ma quasi nessuno conosce le idee che hanno reso possibili quei progressi e quelle applicazioni. Cosa ancora più grave, quasi nessuno conosce i rudimenti del metodo scientifico, quell’insieme di pratiche basate sulla formulazione di ipotesi razionali e sulla loro verifica sperimentale, grazie a cui negli ultimi quattro secoli l’umanità ha potuto ampliare a dismisura il suo sguardo sulla realtà e allo stesso tempo migliorare le proprie condizioni di vita complessive.

Ancora oggi, purtroppo, capita di ascoltare illustri esponenti della cosiddetta cultura umanista decantare – giustamente – il ruolo formativo dell’arte, della letteratura, della filosofia e degli studi classici, e allo stesso tempo – purtroppo – declassare la scienza a semplice collezione di ricette tecniche: una specie di sapere di serie b, da tollerare per la sua utilità pratica, ma in definitiva dannoso e disumanizzante. E invece la scienza è cultura a tutti gli effetti, e come tale dovrebbe far parte del bagaglio minimo necessario per orientarsi nelle faccende umane, per capire le sfide che dovremo affrontare e per provare, per quanto possibile, a orientare il nostro percorso futuro.

Per quanto meravigliose siano le conquiste scientifiche, e i benefici pratici che esse hanno regalato a tutti noi, se dovessi dire qual è la cosa più importante che la scienza può dare ai non scienziati è il suo particolare sguardo sul mondo, fatto di spirito critico, curiosità, voglia di capire come stanno davvero le cose, rifiuto delle affermazioni non supportate da sufficienti evidenze. C’è un ruolo formativo ed educativo nella scienza, che va ben oltre le nozioni pur importanti che essa ha messo insieme durante la sua storia, ma passa per l’acquisizione di un metodo, di un modo di pensare e ragionare. Sarebbe bello se, pian piano, si riuscisse a far crescere la consapevolezza che non si può essere persone di cultura, e neppure buoni cittadini, senza sapere nulla di scienza. Se vogliamo farcela come società, comunicare la scienza, e capirla, deve diventare un dovere civico.

 

Autore: Amedeo Balbi

Amedeo Balbi, astrofisico, insegna all’Università di Roma Tor Vergata. I suoi studi spaziano dall’origine dell’universo, al problema della materia e dell’energia oscure, alla ricerca di vita nel cosmo. Molto attivo anche sul fronte della divulgazione scientifica, scrive tra gli altri per Le Scienze, Repubblica, La Stampa, Wired, Il Post.  È autore di diversi libri, l’ultimo dei quali è «Cercatori di meraviglia» (Rizzoli), vincitore del Premio nazionale di divulgazione scientifica 2015.


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