Comunicazione scientifica e COVID-19. Impariamo dagli errori.

Introduzione

 
 
 

 
 
Il caos nella comunicazione scientifica sul Covid delle nostre Istituzioni è stato evidente; il Generale Figliuolo ha ammesso che sull’affaire Astra-Zeneca in pochi mesi ci sono state 10 comunicazioni diverse e contrastanti. E’ facile rileggere cosa hanno detto e poi contraddetto MinSal, ISS, CTS ed AIFA con gli ultimi due a dare l’impressione di non saper resistere alle pressioni politiche che arrivavano dal MinSal. Gli errori erano in parte inevitabili ma per il futuro auspichiamo che le quattro istituzioni si esprimano con un’unica voce, autorevole e parca. E quando fosse necessario contraddirsi, lo si faccia in maniera trasparente, spiegandone le motivazioni. Altrimenti la gente non capisce, si preoccupa ed agisce di pancia! Non meravigliamoci poi se alcuni milioni di Italiani (molti di più dei no-vax) temporeggiano per vaccinarsi, preoccupati dei possibili effetti collaterali.

 
 

Per i media l’errore più clamoroso è stato fornire in maniera tambureggiante una quantità esagerata di informazioni. E in questo contesto le notizie diventano meno controllate, gli esperti interpellati meno qualitativi e con sempre meno cose da dire, almeno nel loro campo di interesse. In biologia esiste il fenomeno della desensibilizzazione. Quando una cellula viene stimolata eccessivamente si difende bloccando l’entrata di nuovi stimoli. La nostra capacità di ascolto funziona allo stesso modo. Per il futuro, quindi, meno informazione ma più controllata e maggior rigore nell’utilizzare le competenze dei singoli esperti.

Ed infine, arriviamo agli scienziati. Qui potrei suggerire di leggere il decalogo di autodisciplina della comunicazione scientifica che abbiamo scritto con altri amici del Patto Trasversale per la Scienza https://www.pattoperlascienza.it/2020/05/25/decalogo-di-autodisciplina-nella-comunicazione-scientifica/. Due di quei 10 punti sono stati particolarmente disattesi.
1.Il primo riguarda il conflitto d’interessi. Se dico che un vaccino è meglio di un altro, chi mi ascolta deve sapere se prendo soldi dalle case produttrici di vaccini. Anche se legittimamente, come consulente, per ricerca etc. Gli scienziati non hanno mai dato queste informazioni e i giornalisti non gliele hanno chieste. Non va bene!
2. Il secondo riguarda la mancanza di rigore intellettuale che ha caratterizzato le risposte di molti scienziati. Pochissimi i casi in cui si è sentito dire “non si sa”, oppure “non abbiamo dati sufficienti per dare risposte precise”. Socrate avrà molto sofferto sentendo le certezze dispensate in pubblico da fior d’esperti: “non c’è alcun rischio covid in Italia” (2/20); “il covid è come l’influenza” (3/20); “il virus è morto” (6/20); “stavolta non taccio, la seconda dose di Astra Zeneca non va fatta” (6/21). Affermazioni basate sul nulla, smentite dai fatti, a volte con pericolosi risvolti sociali. L’abbiamo detto, ne sapevamo poco e alcuni errori erano inevitabili. Ma anche quanta arroganza, quanto bisogno di rispondere con sicumera invece che con umiltà. Ciò crea scetticismo nei confronti della scienza, rianimando le fila no-vax. Bisogna invece saper dire “non lo so” oppure “abbiamo sbagliato, le cose non stavano come ci sembrava di aver capito”. Dobbiamo convincere la gente che il dubbio è inevitabile e che è lo scienziato modesto e prudente quello bravo e affidabile mentre lo scienziato spaccone è quasi certamente nient’altro che un cialtrone.

Autore: Vincenzo Trischitta

 
 

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica e l’epidemiologia del diabete e delle sue complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo. E’ tra i fondatori, nel 2019, del Patto Trasversale per la Scienza. Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

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