Da parte del Patto Trasversale per la Scienza: "Le decisioni sulle strategie vaccinali non dovrebbero essere prese in seguito a un'onda emotiva"

Introduzione

 

La morte di una giovane ragazza, associata e possibilmente causata dalla vaccinazione con vettore adenovirale, rappresenta una tragedia e colpisce emotivamente più dei freddi “numeri” dei decessi giornalieri per COVID-19. E’ ingiusto, ma è così, e non da oggi, spiegano gli psicologi. Ciò che non dovrebbe succedere, ma è successo, è che chi è preposto a prendere decisioni importanti per la collettività, lo faccia influenzato, anche solo per associazione temporale, da eventi emotivi quale il caso in questione.

La decisione di cambiare strategia “in corsa” e adottare d’emblée l’approccio eterologo per la seconda dose vaccinale per chi ha ricevuto una prima dose con vaccino Astra-Zeneca (Vaxzevria) non poteva non avere la conseguenza di generare sconforto e confusione sia nei cittadini che nelle singole regioni, e non solo per comprensibili motivi logistici.

Il messaggio percepito, non voluto, ma inevitabile è stato: “la precedente strategia era sbagliata”, da cui, appunto, sconforto, confusione e reazioni emotive comprensibili del tipo “non siamo le vostre cavie da esperimento”.

Il dibattito scientifico sull’utilità e i potenziali vantaggi della vaccinazione eterologa (una dose col vaccino A, la seconda col vaccino B) è in corso ed iniziano a comparire, spesso in forma non ancora revisionata da altri scienziati (peer review), i primi risultati incoraggianti. Ma tradurre questo legittimo e importante dibattito dal contesto sperimentale, inclusivo di studi in “doppio cieco”, all’applicazione diretta, senza alcuna indicazione o raccomandazione di EMA e altre agenzie regolatorie, è intempestivo e, al di là delle migliori intenzioni, destinato ad alimentare ansie, confusione, difficoltà di analisi dei risultati vaccinali (già molto compromessi dall’eterogeneità delle strategie adottate dalle singole regioni).

Fortunatamente, tutti i vaccini sono “buoni vaccini” e funzionano proteggendo le persone dall’evoluzione in malattia grave, se infettate, e prevenendo efficientemente dalla trasmissione virale, soprattutto dopo la seconda dose. Nonostante la cattiva informazione e comunicazione che se ne sta facendo.

Per approfondimento, vedi: https://www.ilfoglio.it/salute/2021/06/15/news/mix-di-rischi-non-ragionati-su-astrazeneca-2519375/

Autore: Vincenzo Trischitta

 
 

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica e l’epidemiologia del diabete e delle sue complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo. E’ tra i fondatori, nel 2019, del Patto Trasversale per la Scienza. Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

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