Diseguaglianza e salute.

Un recente report https://iris.paho.org/handle/10665.2/51571, coordinato dal noto epidemiologo Michael Marmot, descrive che l’aspettativa di vita nei vari paesi americani aumenta linearmente con la media nazionale del reddito annuo solo per valori al di sotto dei 10mila dollari (si tratta del reddito corretto per il potere d’acquisto - RPA - così da renderlo paragonabile anche tra nazioni ricche e povere). La correlazione tra RPA ed aspettativa di vita tende ad appiattirsi tra i 10 ed i 40mila dollari e cessa di esistere al di sopra di questa cifra.

Per esempio, in Cile (paese con poche diseguaglianze) l’aspettativa di vita e di circa 80 anni ed il RPA è di circa 23mila dollari, mentre negli US (il paese occidentale più diseguale) l’aspettativa di vita sfiora i 79 anni con un RPPA di oltre 58mila dollari. Detto più facilmente, per vivere a lungo servono paesi egualitari più che paesi ricchi.

All’interno dei singoli paesi, indipendentemente dal PIL nazionale, l’aspettativa di vita, la mortalità infantile ed il rischio di contrarre molte malattie croniche degenerative (obesità, diabete, malattie cardiovascolari, cancro) sono correlate alle diseguaglianze tra individui che sono solo parzialmente correlate al reddito individuale. Il resto può essere attribuito a determinanti sociali, alcuni dei quali di grande rilevanza quali la dieta, il grado di istruzione, lo status sociale e più in generale ciò che in Inglese viene definito come “empowerment”, traducibile in Italiano come “possesso di capacità e competenze che permettono di determinare il proprio destino”. Fra i tanti fattori che condizionano il grado individuale di “empowerment”, alcuni sono particolarmente rilevanti e fra loro embricati come i) la disponibilità di strumenti materiali (che derivano prevalentemente dall’avere un buon lavoro); ii) psicosociali (avere il controllo della propria vita, non vivere nell’incertezza; questa correlazione è confermata anche nei modelli animali, dimostrando quindi che viene da lontano ed è condivisa con altre esseri viventi); e iii) di rappresentanza politica (avere voce in capitolo, vivere in democrazie con processi politici inclusivi e partecipativi, con particolare riferimento ai disagi delle minoranze).

In alcuni paesi ad alto tasso di diseguaglianze, gli individui appartenenti alle minoranze sono esposti a gravi rischi sul piano della salute individuale. In tempi di COVID-19 questo fenomeno è esploso clamorosamente negli US, dove i neri si sono infettati 3 volte più dei bianchi, con un tasso di mortalità sei volte maggiore (studio della John Hopkins University). Davvero una differenza enorme i cui motivi sono quasi ovvi: i neri hanno avuto meno possibilità di distanziamento sociale perché fanno lavori che non sono effettuabili da casa, vivono in case più piccole e più affollate, sono più frequentemente affetti da quelle malattie che rappresentano un tallone d’Achille se ci s’ammala di COVID-19, come diabete, obesità, ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari.

Nella millenaria storia dell’uomo, le diseguaglianze in tema di salute e non solo, hanno rappresentato la norma. La sanità pubblica è una straordinaria novità del secolo scorso peraltro estesa ancora a tutta la popolazione solo in alcuni paesi. L’auspicio è che questa conquista venga rafforzata, non indebolita.

Autore: Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.


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