Divulgare le conoscenze scientifiche è responsabilità degli scienziati

"La scienza … genera pura conoscenza … che continuamente rimodella il nostro pensare”. Lo afferma John Sulston, Nobel per la Medicina nel 2002. Pura conoscenza, quindi, che soddisfa il nostro indispensabile bisogno di porci domande su ciò che ci circonda. Per rimanere alla biomedicina, le nuove acquisizioni pongono quesiti etici e politici inimmaginabili solo pochi anni addietro. Come si è concepiti, si nasce, si vive, ci si cura, si muore. Insomma, tutta la vita di un individuo è attraversata da aspetti biomedici.

E’ probabile che ogni cittadino sia chiamato, prima o dopo a confrontarsi con alcuni di questi aspetti ed è, perciò, irrinunciabile un minimo di conoscenza per poter consapevolmente decidere del proprio destino e contribuire a creare la società in cui si desidera vivere. Al contrario, soffriamo di analfabetismo scientifico a causa di programmi scolastici obsoleti caratterizzati dall’assenza di studi biomedici. Perché a scuola si studia, giustamente, la storia ma non l’evoluzione della nostra specie e la straordinaria avventura dell’uomo nei millenni che precedono l’ingresso nella storia? In Italia, addirittura, si è tentato di eliminare dal programma scolastico quel poco dedicato alla lezione di Darwin che ci ha spiegato come, nel corso di milioni di anni, siamo diventati quello che siamo. Perché un giovane può uscire dalle nostre scuole senza sapere nulla degli elementi medici di base che caratterizzano le sane abitudini di vita? Questa ignoranza ci costringe ad ascoltare passivamente quanto ci propinano gli “esperti”, senza essere capaci di difenderci da ignoranti e cialtroni. Siamo travolti da disinvolte dichiarazioni su clonazione umana, trattamenti di pazienti in coma, inseminazione artificiale, terapia con cellule staminali, etc. rilasciate da chi non ha alcun titolo per parlarne. C’è insomma il rischio, soprattutto tramite il web, di un eccesso d’informazioni tra le quali è difficile districarsi e filtrare quelle giuste. Ha ragione Umberto Eco quando afferma che “l’incapacità di filtrare comporta l’impossibilità di discernere”.

E inoltre, chi è in grado di garantire una gestione consapevole e democratica della società su aspetti così decisivi che riguardano un bene prezioso come la nostra salute? Non è irrinunciabile che i leader istituzionali e politici siano coadiuvati da pool di esperti in modo da operare su solide basi di conoscenza?

Perché tutto ciò accada, e non solo nell’ambito della biomedicina, è indispensabile che il ruolo della scienza e degli scienziati sia riconosciuto come centrale e che le conoscenze scientifiche siano divulgate. Ma è anche necessario che i ricercatori escano dai loro laboratori e vadano in mezzo alla gente. Pretendere di essere ascoltati su argomenti di loro competenza, non è solo un loro diritto, ma anche e soprattutto un loro preciso dovere. Che gli scienziati si liberino, insomma, delle remore derivanti da un misto di snobismo intellettuale e di colta discrezione che troppo spesso li caratterizza e diano, finalmente, il loro irrinunciabile contributo a un Nuovo Rinascimento.

Autore: Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.


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