Ebola, servono interventi sul campo ma anche buona informazione.

È ora che il mondo prenda atto e raddoppi l’impegno. Dobbiamo lavorare insieme in solidarietà con la Repubblica democratica del Congo (RDC) per porre fine a questo focolaio e costruire un sistema sanitario migliore. E’ stato fatto un lavoro straordinario per quasi un anno nelle circostanze più difficili e siamo tutti in debito con questi soccorritori, non solo operatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ma anche di governi e di altre organizzazioni…", ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale della stessa OMS, dichiarando la situazione sanitaria nella RDC un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale. L’OMS ha sottolineato come i ritardi dei finanziamenti abbiano limitato l’azione dei professionisti sanitari impegnati nel far fronte all’emergenza, sollecitando anche un supporto speciale alle popolazioni più colpite dall'epidemia e mantenendo aperte le rotte di trasporto e le frontiere. È essenziale che al dramma della malattia non si aggiunga quello delle restrizioni di viaggio e di commercio sulle comunità colpite

"Avrebbero un impatto negativo sulla risposta sanitaria, sulle condizioni di vita e sul sostentamento delle persone nella regione ", ha affermato Robert Steffen, epidemiologo dell’università di Zurigo che presiede il comitato di emergenza.

L’epidemia attuale di Ebola, secondo Francesco Vairo che ha coordinato un’équipe internazionale da poco rientrata dal Congo, non è dovuta a questioni inerenti un particolare stato immunologico della popolazione o a particolari caratteristiche del virus, ma è sostanzialmente un problema sociale e civile. Le insidie maggiori derivano dal contesto, conferma un altro clinico che ha partecipato a missioni in realtà con diverse caratteristiche, Chiara Montaldo: “Quello che fa la differenza nell’attuale epidemia è che avvenga in un contesto sociale di guerra, che comporta una sfiducia nella popolazione. Da operatore presente sul campo, …fa riflettere l’evidenza di come la stessa malattia possa essere completamente diversa in due contesti diversi. E da lì deriva anche la paura di aver sbagliato qualcosa come componente del mondo scientifico…. La gestione dei pazienti è migliorata enormemente ma a questo non corrisponde una migliore gestione dell’epidemia”.

Nuove sfide provenienti da paesi lontani come Ebola aumentano l’ansia anche in nazioni distanti come l’Italia: un fenomeno peculiare, perché la preoccupazione per questi virus emergenti sono talvolta maggiori che per pericoli a noi più vicini. Una reazione che potrebbe avere origine nei meccanismi fisiologici che governano il controllo di ciò che appare nuovo e l’elaborazione della paura: quanto coraggio ci vuole per affrontare in prima persona situazioni di questo tipo? Il gruppo di lavoro di Forward – un progetto coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio regionale del Lazio http://forward.recentiprogressi.it/– ha incontrato lo staff dell’IRCCS Lazzaro Spallanzani Istituto nazionale malattie infettive (INMI) di Roma, per sentire chi è stato in quei luoghi a prestare soccorso. L’incontro è sintetizzato in un video.

“Il meccanismo della paura in parte è reale e in parte è indotto e una quota di responsabilità l’ha anche la cattiva informazione.” Le parole conclusive di Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’INMI, sono una scossa per chiunque si occupi di comunicazione.

Autore: Luca De Fiore

Luca De Fiore è direttore del Pensiero Scientifico Editore dal 1992. Nel 2000 ha contribuito a fondare la web agency Think2it che si occupa di comunicazione multimediale sulla salute e sulla medicina. E' stato presidente della Associazione Alessandro Liberati - Network Italiano Cochrane, che si interessa di promozione della medicina basata sulle evidenze e di coordinamento delle attività della Cochrane Collaboration in Italia. Cura il blog http://dottprof.com e dirige la rivista mensile indicizzata Recenti progressi in medicina (www.recentiprogressi.it).


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