ECM: less is more per evitare brutte figure

L’educazione continua del personale sanitario è una questione molto importante ma se ne parla troppo poco. Quasi per niente. L’argomento è tornato di attualità recentemente dopo che un programma televisivo – Le iene – si è interessato al corso Bridge, sport della mente organizzato presso la sede dell’Ordine dei medici e chirurghi della Provincia di Palermo. Dopo qualche polemica, il corso è stato annullato dall’istituzione stessa prima di qualsiasi intervento da parte di Agenas, ma nonostante il presidente dell’Ordine, Salvatore Amato, ne abbia comunque difeso il razionale formativo, supportato da “una abbondante letteratura medica che dimostra significativi benefici nel miglioramento di numerose patologie neurodegenerative e immunitarie”.

All’esito della vicenda ha contribuito anche la riflessione che a partire da questo avvenimento ha avviato il pediatra siciliano Salvo Fedele, che da anni si occupa di formazione sul campo soprattutto attraverso l’uso intelligente delle opportunità offerte dal web sociale e collaborativo [vedi Fedele su TwitterSlideshare -YouTube].

Nel nostro paese, il confronto sugli obiettivi, le modalità e l’efficacia dell’educazione continua sembra essersi interrotto, avendo rinunciato non solo a sottoporre a verifica l’insieme delle esperienze sino ad oggi condotte ma anche a confrontare il “modello” italiano con quelli di altre nazioni, per molti aspetti differenti (vedi Garattini L, et al. Continuing Medical Education in six European countries: A comparative analysis. Health Policy 2010;94:246–54). Eppure, la letteratura qualificata sull’argomento qualche indicazione sembra fornirla:

  1. hanno poca efficacia formativa i congressi nazionali con migliaia di iscritti, privi di focus tematici (Forsetlund, 2009);
  2. inducono comportamenti clinici favorevoli all’industria i simposi che prevedono relazioni su argomenti di terapia svolte da ricercatori che conducono studi sugli stessi farmaci discussi nell’evento (Molchan, 2014);
  3. hanno contenuti non obiettivi i convegni satellite con relatori scelti dagli sponsor, che spesso controllano anche forma e contenuti delle presentazioni (Lo & Ott, 2013);
  4. sono squilibrati a favore delle aziende sponsor gli eventi su argomenti clinici organizzati da agenzie di comunicazione (Schwartz & Woloshin, 2013);
  5. hanno scarsa efficacia i progetti didattici che non prevedono un'audience multidisciplinare (Davis et al., 2003).

E' un discorso che meriterebbe più di 500 parole ma la formazione che produce cambiamento è a piccoli gruppi, è interattiva ed è fatta sul campo. Se non fosse che in Italia il sistema ECM è fonte di utili per il SSN (oltre 15 milioni di euro/anno di entrate), aggiungeremmo che una maggiore selettività nella concessione di crediti agli eventi formativi farebbe risparmiare (Bloom, 2005). Sarebbe bello tornare a riflettere, posto che…

  1. in Italia, l'educazione continua del medico non sembra essere sufficientemente governata;
  2. il ministero della Salute sembra più interessato a indirizzare i malati verso le strutture a cinque stelle che a garantire una preparazione omogenea e adeguata del personale;
  3. il controllo della qualità degli eventi non è facile e ciò mette a rischio la credibilità delle istituzioni sanitarie ad ogni livello.

Anche nell'educazione continua del medico (così come del dirigente, del farmacista o dell’infermiere) fare meno significherebbe fare di più.

Autore: Luca De Fiore

Luca De Fiore è direttore del Pensiero Scientifico Editore dal 1992. Nel 2000 ha contribuito a fondare la web agency Think2it che si occupa di comunicazione multimediale sulla salute e sulla medicina. E' stato presidente della Associazione Alessandro Liberati - Network Italiano Cochrane, che si interessa di promozione della medicina basata sulle evidenze e di coordinamento delle attività della Cochrane Collaboration in Italia. Cura il blog http://dottprof.com e dirige la rivista mensile indicizzata Recenti progressi in medicina (www.recentiprogressi.it).


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