Il conflitto d’interessi in medicina

"Lavoro in una casa editrice e sono socio di un’agenzia di comunicazione. Le due società collaborano con istituzioni (ministero, amministrazioni regionali, ordini dei medici), aziende e società scientifiche: il mio reddito annuo è influenzato dall’andamento di queste relazioni".
Una dichiarazione così dovrebbe aprire qualsiasi articolo o presentazione a convegni: purtroppo troppe volte è assente, molto spesso è lacunosa o nascosta (https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2712191) e, ai congressi, presentata in diapositiva in maniera che nessuno possa leggerla (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5623528/).

Il conflitto d’interessi è una condizione di rischio, non una colpa. Riguarda gran parte dei professionisti che lavorano nella sanità: nonostante l’integrità di ciascuno di noi sia spesso in pericolo, fatichiamo ad ammetterlo e alziamo barriere a nostra difesa. Ecco alcuni esempi:

"Il conflitto d’interessi riguarda i colleghi, non me". Se chiedi a un medico se un dono lo condiziona ti dirà di no, ma se gli domandi se influisce sulle scelte di un collega la risposta sarà affermativa (https://www.amjmed.com/article/S0002-9343(01)00660-X/fulltext). In realtà, le ricerche ci dicono che i doni o i favori ricevuti influenzano le decisioni cliniche dei medici (https://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/192314).

"Che sarà mai, un regalo così piccolo". Dall’esame delle transazioni dichiarate nel database amministrativo statunitense sappiamo che la mediana del valore conferito al singolo medico da industrie è di 201 dollari (https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2623606). Poco? Sicuramente. Ma abbastanza per innescare un sentimento di riconoscenza (https://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/fullarticle/2520680).

"Gli interessi convergono, non sono in conflitto". È la posizione sostenuta da voci autorevoli, come il New England Journal of Medicine che ha pubblicato una serie di contributi volti a provare che medicina accademica, professionisti sanitari, istituzioni e industrie hanno a cuore lo stesso obiettivo: fare il bene del malato (https://www.nejm.org/doi/10.1056/NEJMms1502493?url_ver=Z39.88-2003&rfr_id=ori:rid:crossref.org&rfr_dat=cr_pub%3dwww.ncbi.nlm.nih.gov). Sebbene la posizione abbia un fondamento di verità, è innegabile che mentre il medico deve rispondere al paziente del suo operato, il manager di un’azienda farmaceutica, alimentare o di dispositivi medici ha negli azionisti i suoi giudici (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1681953/).

"Non si può rinunciare alla collaborazione tra pubblico e privato". Anche se esistono opinioni diverse, può essere vero. Ma la partnership tra istituzioni e imprese può svilupparsi anche facendo a meno dell’ingente passaggio di denaro tra enti governativi e aziende, così come tra il marketing delle imprese e i singoli professionisti (https://www.bmj.com/lookup/pmidlookup?view=long&pmid=26036926), sempre caratterizzati da una costante mancanza di trasparenza.

"E allora, gli interessi non economici?". Sempre più spesso si sostiene che il vero problema sia negli interessi culturali, nel “bias ideologico” di molti ricercatori che influenzerebbe la loro agenda di ricerca e, nel caso dei clinici, le scelte prescrittive. Si pensa, per esempio, ai professionisti che si ispirano all’approccio suggerito dal movimento “Choosing Wisely” o dal principio del less is more (fare di meno può voler dire fare di più). È un modo per intorbidire le acque (https://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371/journal.pbio.2001221).

Servono trasparenza, recupero della dignità personale e attenzione alla valorizzazione del patrimonio d’integrità del servizio sanitario. È la sola strada per restituire credibilità alla medicina e alle istituzioni sanitarie.

Autore: Luca De Fiore

Luca De Fiore è direttore del Pensiero Scientifico Editore dal 1992. Nel 2000 ha contribuito a fondare la web agency Think2it che si occupa di comunicazione multimediale sulla salute e sulla medicina. E' stato presidente della Associazione Alessandro Liberati - Network Italiano Cochrane, che si interessa di promozione della medicina basata sulle evidenze e di coordinamento delle attività della Cochrane Collaboration in Italia. Cura il blog http://dottprof.com e dirige la rivista mensile indicizzata Recenti progressi in medicina (www.recentiprogressi.it).


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