Le regole della conoscenza scientifica che a volte vengono tradite.

La conoscenza scientifica è forse il risultato più alto di quello che è stato definito l’apprendimento sociale, cioè quel processo per cui s’impara a far tesoro dall’esperienza degli altri, da chi ci ha preceduto (cumulativa), da chi ha competenze diverse (cooperativa) e da chi sta conducendo la nostra stessa esperienza (collettiva).

Di conseguenza la conoscenza scientifica ha tra i suoi codici costitutivi la ricerca di affermazioni che, basate su ragionamenti logico-matematiche e sull'osservazione sperimentale, possano essere condivise da individui dotati di ragione ed intellettualmente onesti. Avendo un simile accordo inter-soggettivo alla base, la scienza non ha necessità di un principio di autorità: l’autorità personale, l’autorità numerica del principio di maggioranza, l’autorità derivante dalla tradizione o dal trascendente. Ed è quindi terribile osservare come questi principi fondanti del sapere scientifico possono essere traditi, più o meno consapevolmente, per convenienza economica, opportunità politica, paternalismo o narcisismo. E quando ciò accade scientemente e sistematicamente allora si può parlare di vera e proprio tradimento del sapere scientifico come è accaduto in questi ultimi mesi, da cui traggo i tre seguenti esempi.

1) Confondere il concetto di ‘possibile’ con quello di ‘probabile’.
Il concetto del possibile è proprio dell’opinione, fondata sulla competenza a volte (sarebbe utile evitare ciarlatani e spacciatori di false certezze) ma pur sempre opinione. Il concetto di probabile dipende invece dalla conoscenza di dati specifici, si declina in forma quantitativa su una scala che va da 0 e 100 e richiede evidenze sperimentali. Del probabile ci si occupa nelle pubblicazioni scientifiche, dove esiste un processo di valutazione collettiva, cooperativa e cumulativa.

2) Fornire certezze anche su fenomeni nuovi e non ancora ben conosciuti.
La diversità di opinioni degli scienziati non è un punto di debolezza ma è il vero traino della conoscenza scientifica, la sua vera forza. Questo spazio di libertà è molto ampio e utile quando siamo nell’ambito del possibile, cioè quando ancora la risposta corretta è “non lo sappiamo ancora (la persona plurale pone l’accento sul concetto di sapere collettivo), ma io ritengo che (la persona singolare sottolinea che si tratta di un’opinione)”. Questo spazio di libertà gradualmente si restringe con il passaggio dal possibile al probabile. Continuare a portare avanti la possibilità contro l’improbabilità non sostenuta da dati può essere un simpatico esercizio di retorica, ma è arroganza intellettuale e non è a costo zero. Le risorse all’interno di una società in qualsiasi campo sono limitate. In assenza di nuovi dati, la messa in discussione di principi acquisiti brucia energie e risorse che potrebbero essere applicate all’avanzamento della conoscenza.

3) Elevare gli scienziati ad eroi o santi.
E’ un ossimoro, essendo la conoscenza scientifica per definizione e come abbiamo già visto, cumulativa, cooperativa e collettiva, soprattutto ai nostri tempi. Certo, esistono straordinari contributi dei singoli, ma l’avanzamento della scienza richiede un ecosistema che metta gli scienziati nella condizione di valorizzare le loro competenze complessive al servizio della società.

 

Rispettiamo la scienza, riconoscendone regole, limiti e virtù, nell’interesse generale per un futuro migliore.

Autore: Lorenzo Piemonti

Lorenzo Piemonti, è professore di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano e Visiting Professor alla Vrije Universiteit di Brussel. Ricopre attualmente il ruolo di Direttore del Diabetes Research Institute dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Ha esperienza internazionale nel campo della ricerca biomedica e clinica nel diabete e nella pancreatologia, con particolare interesse nella medicina rigenerativa.


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