Pronto Soccorso: un posto sicuro? Dipende anche da noi.

 
 
Spesso si sente parlare di sovraffollamento, liste di attesa e malasanità. In particolare in corso di pandemia da COVID-19, i Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA), incluso il Pronto Soccorso (PS), finiscono spesso sotto i riflettori per problemi di sovraffollamento. Il sovraffollamento non è soltanto un fastidioso inconveniente, ma è anche causa di aumentata mortalità e può causare un aumento (fino al 31%) degli “eventi sentinella”: situazioni particolarmente gravi, che indicano che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0196064408017836?via%3Dihub).

 
 

Ne sono un esempio le infezioni contratte in ospedale, gli errori medici, la riduzione delle risorse (umane o materiali) che potrebbero altrimenti essere dedicate ai pazienti.
Ma come limitare il sovraffollamento? In parte ripensando e riorganizzando i servizi territoriali (ad esempio tramite le “case della salute” affiancate alla medicina di base); oppure, gli ospedali stanno implementando metodiche per facilitare l’accesso alle cure, ad esempio tramite l’informatizzazione ed l’ammodernamento dei Centri Unificati di Prenotazione o la creazione di percorsi dedicati (un esempio che ci ha visti protagonisti è l’ “Ambulatorio di Rivalutazione Geriatrica” del PS Mauriziano di Torino che gestisce problematiche sociali, mediche ed assistenziali degli anziani e dei fragili dimessi dal PS (https://www.mauriziano.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1537).
E gli utenti, cosa possono fare per evitare un “abuso” del PS? Ecco quattro semplici regole per servirsene in modo consapevole e ricevere, quindi, cure migliori.

1 - Consultare sempre il proprio medico di medicina generale (MMG) o la “Guardia Medica” (ora Servizio di Continuità Assistenziale) prima di rivolgersi al PS. Il MMG (ma anche… il “Sostituto!”) sa riconoscere le problematiche che devono essere affrontate con urgenza (indirizzando quindi il paziente al PS) e quelle che richiedono tempi più lunghi o la consulenza di specialisti che non lavorano nei DEA.

2 - Se l’accesso al PS è necessario, ma “organizzato”, portare con sé la documentazione clinica recente (indicativamente, degli ultimi 2 anni) ed una lista delle allergie e dei farmaci assunti. La mancanza di queste informazioni, ma anche la presentazione di una quantità eccessiva e disordinata di documenti, può comportare lunghi tempi di consultazione da parte dei sanitari, con possibili errori e ritardi.

3 - Utilizzare il PS solamente per motivi di salute e non per problematiche sociali. Esistono infatti altri servizi, come le Unità di Valutazione Geriatrica o il Centro di Salute Mentale, deputati a farsi carico delle situazioni di pazienti (spesso anziani o con problemi psichiatrici) che non possono più essere gestite tra le mura domestiche. Peraltro, il PS non è nemmeno un posto “comodo” per le persone fragili ed è quindi meglio che vi accedano solo se è proprio necessario!

4 - Il PS serve a erogare prestazioni per patologie per cui vi sia una condizione di urgenza o emergenza in atto. Molte prestazioni (esami diagnostici o visite mediche) non possono essere eseguite in questo contesto e i DEA non hanno il potere di eliminare le liste di attesa per le prenotazioni.
 
In conclusione, ognuno deve fare la propria parte per consentire il buon funzionamento di una risorsa preziosa come il PS. Ne va della sicurezza di tutti!

Autore: Alessandro Reano

Alessandro Reano è medico specialista in Geriatria. Attualmente lavora come medico dell’urgenza presso il Dipartimento di Emergenza e Accettazione dell’Ospedale Mauriziano di Torino dove ha contribuito ad avviare un Ambulatorio di Rivalutazione Geriatrica per garantire continuità assistenziale ai pazienti anziani dimessi dal pronto soccorso. Si interessa di disturbi cognitivi dell'anziano e di trovare soluzioni per la cura e la tutela dei soggetti più fragili.

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