Un’adolescente di 80000 anni fa

Da dove veniamo? Chi siamo?... Queste domande l’uomo se le è sempre poste, magari di notte, ammirando la straordinaria forza ammaliatrice di un cielo stellato. Probabilmente, fin da quando ha realizzato di essere diverso dalle altre specie e ha cominciato ad avere la presunzione di potere costruire il proprio futuro. Discipline, quali la storia, l’archeologia e la paleontologia ci aiutano a rispondere. Esse ci hanno insegnato che l’agricoltura si è sviluppata nella Mezzaluna fertile all’alba del neolitico. Ci hanno fatto conoscere la bellezza di Nefertiti, la cui immagine ha stregato Hitler nella Berlino degli anni ’30. Ma, purtroppo, andando indietro nel tempo, le informazioni che possono fornirci diminuiscono drasticamente e tutto sbiadisce nella nebbia dei millenni. Esistono, però, altre risorse che possono venire in aiuto: la genetica o, se preferite, la paleogenetica. Ormai possiamo sequenziare l’intero genoma di soggetti vissuti decine di migliaia di anni fa. Non solo uomini, ma anche altri tipi di ominidi. Che cosa ci hanno insegnato questi studi e quanto sono utili a rispondere alle domande iniziali?

Che il DNA della specie umana, Homo Sapiens Sapiens, è diverso da quello delle altre specie, compresi gli ominidi, Neanderthal e Denisova? Beh, questo Darwin e il neo-darvinismo lo avevano già teorizzato. Quando l'Homo Sapiens Sapiens è arrivato in Europa, tra i 50mila e i 40mila anni fa, ha incontrato i Neanderthal che vi si trovavano già da oltre 100mila anni e che seppellivano i propri morti e dipingevano grotte. Le due specie sicuramente entrarono in competizione per il controllo del territorio e la conquista del cibo, ma si accoppiarono anche fra loro. E il nostro DNA conserva la testimonianza di questo incontro, avendo ereditato, soprattutto gli europei, circa il 2% dei propri geni da questi ominidi: varianti geniche che controllano il colore della pelle, degli occhi e dei capelli, e anche il rischio di sviluppare alcune patologie, come la schizofrenia. Analogamente, soprattutto gli asiatici, conservano la testimonianza di un’eredità genica di un’altra specie di ominidi: i Denisova. Uno studio apparso il 23 agosto su Nature (https://www.nature.com/articles/s41586-018-0455-x)

aggiunge qualcosa in più: ci parla di singoli individui. Non conosciamo le loro fattezze, ma pochi milligrammi di polvere d’osso o di polpa dentaria ci hanno rivelato la storia di uno di loro. Ed è sicuramente eccezionale: un soggetto di sesso femminile, figlia di una madre Neanderthal e di un padre Denisova! Inoltre, uno dei predecessori paterni era un Neanderthal. Una ragazza (credo che siamo tutti d’accordo nel definirla così anche se non apparteneva al cosiddetto genere umano) di 13 anni circa, vissuta 80.000 anni fa in Asia centrale. Ben prima che vi arrivasse l’Homo Sapiens Sapiens. I risultati di questi studi ci costringono a rivedere le idee sul nostro cammino evolutivo. Chi siamo? Da dove veniamo? Non siamo la specie con il migliore pedigree; siamo una specie meticcia che, forse, proprio perché un pò imbastardita, ha prevalso su tutte le altre, ominidi compresi. E la paleogenetica, come una specie di grande fratello, può aiutarci a capire meglio.

Autore: Maurizio Margaglione

Maurizio Margaglione, medico ricercatore, insegna Genetica Medica presso l’Università degli Studi di Foggia. Autore di numerosi articoli su riviste internazionali, dirige il Servizio di Genetica Medica dell’AOU “Ospedali Riuniti” di Foggia.


Discussioni

comments powered by Disqus

Letture consigliate

EMERGENZA COVID-19: La necessità di una corretta comunicazione da fonti affidabili. Il monito dell’Accademia dei Pazienti e dei Pazienti Esperti EUPATI

Sempre a proposito di informarsi bene in ambito medico, difendendosi da un eccesso di informazione (infodemia) quando non dalle fake news, emerge sempre maggiore la necessità di una corretta comunicazione da fonti affidabili e capita quindi a fagiolo il monito dell’Accademia dei Pazienti Esperti del progetto EUPATI

Da leggere

Informarsi bene, più che informarsi tanto

Non facile in questo rumore di fondo causato da un numero smisurato di informazioni non sempre ottimali e spesso “gridate”. Ne consegue una grave infodemia (dal vocabolario Treccani “circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”). Ed ecco il report su COVID-19 dell’Accademia dei Lincei, preciso ed essenziale.

Da leggere



© 2020 - www.fivehundredwords.it - Credits
Le immagini a corredo degli articoli riprodotti su www.fivehundredwords.it provengono da ricerche effettuate su Google Image