Aggiornamento DEF 2017 - Il PIL cresce, ma non le risorse per la sanità pubblica.

Il 23 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) 2017, certificando per l’anno in corso una crescita del PIL dell’1,5% e confermando la previsione per il 2018 e il 2019, in rialzo rispetto alle previsioni precedenti. Un dato di estrema rilevanza per il Paese, visto che nel DEF approvato ad aprile la crescita stimata del PIL era del 1,1% nel 2017 e del 1% nel 2018 e nel 2019. In termini finanziari per la sanità, tuttavia, l’aggiornamento del DEF 2017 non prevede alcuna variazione, stimando € 114,138 miliardi di spesa pubblica per il 2017, € 115,068 miliardi nel 2018, € 116,105 nel 2019 e € 118,570 nel 2020. Cifre assolute che corrispondono a una crescita percentuale di 1,4% nel 2017, 0,8% nel 2018, 0,9% nel 2019 e 2,1% nel 2020.

Sulle cifre assolute, soprattutto a medio termine, è meglio non farsi illusioni perché negli ultimi anni la sanità ha sempre ricevuto molto meno di quanto previsto dal DEF: un gap enorme tra i livelli di finanziamento programmati e quelli effettivamente erogati, messo nero su bianco anche dalla Corte dei Conti. Infatti, secondo la “Relazione sulla gestione Finanziaria delle Regioni, esercizio 2015”, nel periodo 2015-2018 l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del SSN di € 10,51 miliardi, rispetto ai livelli programmati. Cifra che non include l’ulteriore decurtazione del finanziamento di € 423 milioni per il 2017 e di € 604 milioni per il 2018, prevista dal decreto “Rideterminazione del livello del fabbisogno sanitario nazionale”. Il dato più inquietante è che il rapporto tra spesa sanitaria e PIL dal 6,6% del 2017 si ridurrà al 6,4% nel 2019 per precipitare al 6,3% nel 2020, percentuali mai raggiunte in passato. Dobbiamo dunque prepararci a scendere ben oltre la temuta soglia di allarme del 6,5% fissata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, al di sotto della quale, oltre la qualità dell’assistenza e l’accesso alle cure, si riduce anche l’aspettativa di vita delle persone.

La nota di aggiornamento del DEF conferma che alla documentata ripresa dell’economia non conseguirà un incremento proporzionale del finanziamento pubblico del SSN. In altri termini, se inizialmente il progressivo definanziamento della sanità pubblica era un’inevitabile conseguenza della crisi economica, oggi rappresenta una costante irreversibile. Questo trend conferma l’inaccettabile paradosso generato da una programmazione sanitaria sganciata da quella finanziaria: sulla carta disponiamo di un “paniere” di livelli essenziali di assistenza (LEA) tra i più ricchi d’Europa, ma al tempo stesso il SSN è agli ultimi posti per finanziamento pubblico. Ecco perché, come più volte ribadito dalla Fondazione GIMBE, i nuovi LEA da grande traguardo politico rischiano di trasformarsi in illusione collettiva con gravi effetti collaterali: allungamento delle liste d’attesa, aumento della spesa out-of-pocket, sino alla rinuncia alle cure.

PS. Il 4 ottobre il Parlamento ha dato il via libera al provvedimento con una risoluzione che impegna il Governo a rivedere gradualmente i superticket e incrementare le risorse di conto capitale destinate a investimenti in sanità.

Autore: Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 


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