Sviluppare un farmaco è un processo complesso e costoso che necessita competenze altamente specialistiche, e può richiedere fino a 10 anni di studi e oltre 1300 milioni di dollari di investimenti (1).

La prima fase di questo processo consiste nel valutare con tecniche computerizzate di bioinformatica migliaia di molecole per identificare quelle la cui struttura abbia potenzialità terapeutiche. Inizia quindi la fase preclinica (test sugli animali) per studiare l’azione della molecola, il suo itinerario all’interno di un organismo vivente (assorbimento, metabolismo , eliminazione), il livello di tossicità e la possibilità di alterazioni malformative e tumorali. Questa fase viene superata da meno del 10% delle molecole inizialmente valutate.

Queste due fasi preliminari assorbono circa il 30% degli investimenti. Segue la fase clinica con impiego sull’uomo (previa autorizzazione dell’Organismo preposto, che in Italia è l’Istituto Superiore di Sanità), che impegna circa il 50% di tempo e del costo totale dello sviluppo del farmaco. Si cerca la conferma della sicurezza e dell’efficacia osservate negli animali. Questa fase è molto complessa e comprensibilmente guidata da principi etici ineludibili. Nessun farmaco sperimentale può essere impiegato nell’uomo se non a fronte di un dettagliatissimo protocollo approvato da un Comitato Etico e solo dopo che sia stato raccolto il consenso informato del volontario.

La fase clinica prevede 3 fasi distinte di sviluppo nelle quali viene studiato un numero sempre maggiore di individui. Nella fase 1 si studiano 20-30 volontari sani impiegando dosi del farmaco inferiori a quelle che si ipotizzano essere terapeutiche, valutandone sicurezza e tollerabilità. Nella fase 2 si verifica l’efficacia terapeutica su 100-300 pazienti affetti dalla patologia che si ipotizza sia trattabile con quel farmaco. Infine, nella fase 3 si allarga l’impiego a 2000-5000 pazienti confrontando il nuovo prodotto sia con una sostanza inerte (placebo) sia con altri prodotti di efficacia già nota. Questi studi vengono effettuati “in cieco”, ovvero senza che ne’ lo sperimentatore ne’ il paziente sappiano quale prodotto, in effetti, il paziente stia assumendo.

Questo stratagemma viene considerato indispensabile per evitare condizionamenti dello sperimentatore o del paziente, che possono verificarsi anche involontariamente. Superate queste tre fasi si avvia la richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco, che impegna circa il 15% dei costi totali; le autorità regolatorie (in Europa rappresentate dalla Agenzia Europea per i Medicinali, EMA) possono concederla, richiedere ulteriori studi o negarla. Una volta che il farmaco entra in commercio, si passa alla fase 4 che dura vari anni e che permette di raccogliere dati su grandi numeri ed in condizioni ordinarie (non più su volontari che si offrono alla sperimentazione) alla ricerca di eventuali effetti collaterali che possano essere sfuggiti negli studi pre-registrativi. In conclusione, sviluppare un farmaco assorbe molte energie economiche, organizzative ed umane.

La necessità di mantenere nel tempo un’efficace attività di ricerca particolarmente complessa e con altissima percentuale di insuccesso (una molecola immessa sul mercato a fronte di 10.000 valutate originariamente) (2) e gli alti costi di sviluppo comportano un elevato rischio imprenditoriale e contribuiscono a spiegare l’alto prezzo della maggior parte dei farmaci innovativi.

1) Dati FDA (Food and Drug Administration), 2010
2) Dati EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations), 2010

Autore: Gianfranco Botta

Gianfranco Botta è medico e farmacologo clinico. Ha lavorato come dirigente per quasi 30 anni in industrie farmaceutiche multinazionali, con incarichi di ricerca, sviluppo, registrazione ed immissione sul mercato di nuovi farmaci. E' stato anche Direttore Esecutivo del Centro Studi e Ricerche della Società Italiana di Diabetologia.


Discussioni

comments powered by Disqus

Letture consigliate

EMERGENZA COVID-19: La necessità di una corretta comunicazione da fonti affidabili. Il monito dell’Accademia dei Pazienti e dei Pazienti Esperti EUPATI

Sempre a proposito di informarsi bene in ambito medico, difendendosi da un eccesso di informazione (infodemia) quando non dalle fake news, emerge sempre maggiore la necessità di una corretta comunicazione da fonti affidabili e capita quindi a fagiolo il monito dell’Accademia dei Pazienti Esperti del progetto EUPATI

Da leggere

Informarsi bene, più che informarsi tanto

Non facile in questo rumore di fondo causato da un numero smisurato di informazioni non sempre ottimali e spesso “gridate”. Ne consegue una grave infodemia (dal vocabolario Treccani “circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”). Ed ecco il report su COVID-19 dell’Accademia dei Lincei, preciso ed essenziale.

Da leggere



© 2020 - www.fivehundredwords.it - Credits
Le immagini a corredo degli articoli riprodotti su www.fivehundredwords.it provengono da ricerche effettuate su Google Image