Il secondo Rapporto GIMBE certifica: il servizio sanitario è in prognosi riservata. Entro il 2025 saremo orfani della sanità pubblica?

In assenza di un piano politico di salvataggio a medio-lungo termine, ci pensa il rapporto della Fondazione GIMBE (www.rapportogimbe.it) a valutare con prospettiva decennale il tema della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), ripartendo dal suo obiettivo primario: promuovere, mantenere e recuperare la salute delle persone.

Finanziamento pubblico: la spesa sanitaria in Italia continua a perdere terreno, sia considerando la % del PIL sia la spesa pro-capite, inferiore alla media OCSE ($ 3.245 vs $ 3.976), che posiziona l’Italia tra i paesi poveri d’Europa. L’entità del definanziamento pubblico emerge in maniera ancora più evidente confrontando la crescita percentuale della spesa sanitaria pubblica 2009-2015: l’Italia si attesta ultima, con un misero +2,9% (rispetto al 20% della media OCSE), precedendo solo Spagna, Portogallo e Grecia, paesi in cui addirittura si assiste a una “marcia indietro”. Purtroppo il DEF 2017 conferma che se nel 2010-2015 la sanità si è fatta pesantemente carico della crisi economica del Paese, a un’eventuale ripresa del PIL nei prossimi anni non corrisponderà un positivo impatto sul SSN, perché il DEF 2017 ha ridotto il finanziamento pubblico da destinare alla sanità.

Nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA): il Rapporto sottolinea come questo ricco “paniere” di prestazioni deve fare i conti con il definanziamento pubblico. Il vero problema è che il decreto non rende esplicita né la metodologia per inserire le prestazioni nei LEA, né quella per “sfoltirli”. In assenza di metodo si concretizzano situazioni paradossali, dove con il denaro pubblico vengono al tempo stesso rimborsate prestazioni futili o addirittura dal rapporto rischio-beneficio sfavorevole, mentre prestazioni indispensabili non vengono garantite.

Spechi e inefficienze: le stime sull’impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica 2016 quantificano in € 22,51 miliardi i fondi erosi da sovra-utilizzo, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza.

Sanità integrativa: dei quasi € 35 miliardi di spesa privata, l’88% in Italia è a carico dei cittadini, con una spesa pro-capite annua di oltre € 500. Le varie forme di sanità integrativa “intermediano” solo il 12,8% della spesa privata, collocando l’Italia agli ultimi posti dei paesi dell’OCSE: così le assicurazioni private e le minori tutele della sanità pubblica, rischiano di trasformare silenziosamente, ma inesorabilmente, il modello di un SSN pubblico, equo e universalistico in un sistema misto.

Secondo GIMBE nel 2025 il fabbisogno del SSN sarà di € 210 miliardi, cifra che può essere raggiunta solo con un piano nazionale di disinvestimento da sprechi e inefficienze, unito ad un incremento della quota intermediata della spesa privata e, ovviamente, un’adeguata ripresa del finanziamento pubblico. In alternativa la trasformazione verso un sistema sanitario misto sarà inesorabile, consegnando definitivamente alla storia il nostro tanto invidiato sistema di welfare. Ma, se anche questa sarà la strada, la politica dovrà giocare un ruolo attivo, governando la delicata fase di transizione per proteggere le fasce più deboli e ridurre le diseguaglianze.

Autore: Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 


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