Medicina centrata sul paziente? Sicuramente, ma… occhio al consumismo!

La signora Giovanna è una casalinga di 63 anni che da qualche mese soffre di un fastidioso dolore all'anca. Il suo medico di famiglia ritiene necessario un consulto dell'ortopedico che non ritiene necessario alcun intervento chirurgico e invia la paziente al reumatologo. Questi, in assenza di malattie infiammatorie sistemiche, la indirizza a un fisiatra che la affida a un fisioterapista che, finalmente, inizia la terapia. In un momento in cui la crisi di credibilità della professione medica si accompagna alla limitata sostenibilità della sanità pubblica, qual è la giusta relazione tra il sapere del medico e l'esperienza di malattia del paziente? Tra le conoscenze scientifiche e il sentirsi ammalato? Tra il bisogno di salute e la domanda di prestazioni sanitarie? Tra la guarigione (cure) e l'assistenza (care) ?

Secondo la medicina centrata sul paziente, il medico dovrebbe essere sempre guidato da preferenze e aspettative del paziente, che oggi spesso coincidono con capricciose pretese. Infatti, nel corso dell'ultimo decennio, il cittadino si è progressivamente involuto in consumatore di servizi e prestazioni sanitarie. Tuttavia, se nel libero mercato i consumatori sono generalmente attenti ai costi, nel nostro sistema sanitario, dove i pazienti raramente pagano direttamente servizi e prestazioni, manca qualunque motivazione a considerarne i costi. Oggi, infatti, la responsabilità di scelte inappropriate e costose, oltre che ai medici, è imputabile a quei pazienti che vogliono una risonanza magnetica per banali dolori articolari, pretendono antibiotici per infezioni virali delle alte vie respiratorie, reclamano farmaci "griffati" o  insistono per un doppler perché "così fan tutti".

Considerata l’urgenza di alfabetizzare i cittadini sull'efficacia-appropriatezza-sicurezza degli interventi sanitari, quanto più la crisi economica costringerà la politica a scelte sempre più difficili per decidere quali prestazioni garantire a tutti, risuona di estrema attualità l'SOS lanciato da Richard Smith nel 1999: «per garantire la sostenibilità del sistema sanitario pubblico l'azione più urgente ed efficace è intervenire sulle aspettative dei cittadini nei confronti di una medicina mitica», ricordando loro che:

  • la morte è inevitabile
  • la maggior parte delle malattie gravi non può essere guarita
  • gli antibiotici non servono per curare l'influenza
  • le protesi artificiali ogni tanto si rompono
  • gli ospedali sono luoghi pericolosi
  • tutti i farmaci hanno anche effetti collaterali
  • la maggioranza degli interventi sanitari produce solo benefici marginali e molti non funzionano affatto
  • gli screening producono anche risultati falsi negativi e falsi positivi
  • oltre che acquistare indiscriminatamente tecnologie sanitarie, esistono altri modi per investire le risorse economiche

Se la medicina centrata sul paziente fosse una metafora, dove patient-centered sostituisce al tolemaico universo che ruota attorno al medico (doctor-centered) una galassia copernicana che gira intorno al paziente, sarebbe una metafora imperfetta. Infatti, paziente e medico devono convivere strettamente connessi in una mutua relazione terapeutica, sociale ed economica, in cui incontrarsi alla pari, ciascuno con conoscenze, esigenze e preoccupazioni differenti, senza mai rivendicare una posizione di centralità, come una coppia di stelle che ruotano attorno a un comune centro di gravità, una doppia elica o, tornando alle origini della medicina, il caduceo, dove due serpenti s’intrecciano per sempre in maniera indissolubile! 

Autore: Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 


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